Catechesi: Mons. Elio Ciccioni, il Messaggio di Fatima I

Mons. Elio Ciccioni: Il messaggio di Fatima

11 gennaio 2017

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Fatima: nel 1917 uno sperduto villaggio del Portogallo, conosciuto solo perché porta il nome di una figlia di Maometto, Fatima, un villaggio che diventerà teatro di uno dei fatti più straordinari di tutto il secolo scorso: la Madonna appare a tre pastorelli Lucia, Francesco, Giacinta, rivelando e affidando loro messaggi che riguardano il destino dell’umanità.
Ricorre quest’anno il centenario delle apparizioni di Fatima e quei messaggi conservano ancora oggi tutta la loro attualità.

Il messaggio di Fatima è estremamente semplice e allo stesso tempo così profondo che riassume tutto il contenuto del Vangelo. Eppure sappiamo le polemiche e i contrasti scoppiati attorno al messaggio della Vergine, fin da subito, nel confronto dei tre pastorelli, quando vengono usate tutte le pressioni possibili e immaginabili per far loro ritrattare ciò che avevano udito e veduto. A cominciare dagli stessi famigliari che temevano di essere coperti di ridicolo, alle autorità civili dell’epoca non credenti e che non accettavano l’idea che la Madonna fosse apparsa a tre ragazzi semplici e ignoranti. E poi, il messaggio di Fatima, continua oggi a suscitare tante divisioni e contrapposizioni, soprattutto a riguardo dei tre segreti che la Madonna ha consegnato ai veggenti. Al punto tale che l’interpretazione dei segreti rischia di oscurare il cristallino contenuto evangelico del messaggio. Succede purtroppo che fra noi cristiani spesso ci contrapponiamo in nome della comunione e dell’unità che ciascuno è impegnato a creare.

Un messaggio antico e sempre nuovo

Riproponendoci di scrivere in seguito qualcosa sul contenuto del messaggio che riguarda le sorti del mondo e dell’umanità (i tre segreti affidati ai pastorelli), ci soffermiamo in questo articolo sull’invito della Madonna alla preghiera, alla penitenza per i peccatori, alla conversione.

Queste apparizioni, che non possono contraddire il contenuto della fede, devono convergere verso l’oggetto centrale dell’annuncio di Cristo: l’amore del Padre che suscita negli uomini la conversione e dona la grazia per abbandonarsi a Lui con devozione filiale. Tale è anche il messaggio di Fatima che, con l’accorato appello alla conversione e alla penitenza, sospinge in realtà al cuore del Vangelo.
Dunque il messaggio di Maria ribadisce quello che già sappiamo dalla Scrittura: Cristo è venuto nel mondo a dare la Sua vita per liberarci dal potere di Satana e per liberarci dal peccato.
Il peccato esiste, è una tragica realtà, anche se la mentalità odierna ha tentato di eliminarne perfino l’idea, attraverso due percorsi:

* Non accetta più riferimenti oggettivi su ciò che è bene o ciò che è male, da cui deriva il concetto di peccato, riducendo tutto a misura della persona. Ciò che io ritengo, ciò che io penso, ciò che mi piace, ciò che mi aggrada o non mi piace. È questo, semplificando, il relativismo contro cui ci ha messo in guardia tante volte P. Benedetto XVI.

* Banalizzandone i contenuti, riducendolo una realtà a misura di bambini e questo purtroppo anche da parte di molti cristiani.

La Madonna invece ci ricorda che il male esiste, che il peccato esiste, al punto tale che molte anime si  dannano (i tre pastorelli avranno una visione dell’inferno) e il peccato è qualcosa di terribilmente serio, oggi come alle origini della storia umana: il peccato è sfiducia nei confronti di Dio, è ritenerlo un concorrente della nostra felicità e quindi è disobbedienza orgogliosa, è presunzione dell’uomo di essere lui il criterio delle scelte di ciò che è bene o di ciò che è male per quanto riguarda la sua vita.
L’invito alla penitenza per i peccatori ci richiama la scelta di Cristo per redimerci: la Croce, l’annientamento di se stesso perché i peccatori potessero essere salvi. Quindi la nostra partecipazione al sacrificio di Cristo trasforma in redentiva anche la nostra sofferenza, come ci insegna l’Apostolo Paolo «… completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

La prima funzione di Maria, assieme al Figlio, è quella di essere, offrire se stessa per la salvezza dell’umanità. Ella collabora con il suo “sì”, con la sua umiltà, con la sua docilità, con tutta se stessa al disegno della salvezza.

Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l’animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice Sant’Ireneo, essa «con la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano». Onde non pochi antichi Padri nella loro predicazione volentieri affermano con Ireneo che «il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede» e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria «madre dei viventi e affermano spesso: «la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria» (LG 56).

Tornare al cuore del Vangelo

La Madonna a Fatima, come in tutte le altre apparizioni, non ha un messaggio suo da darci, ma vuole aiutarci a tornare al cuore del Vangelo. Non è venuta per dare un nuovo insegnamento, ma per ricordare qualcosa che è stato dimenticato, o rifiutato, per invitare a un nuovo risveglio spirituale che spinge a procurare la salvezza.

Ella sa bene che la salvezza viene solo da Dio perché, come dice l’Apostolo Paolo, «uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti». Per cui Maria Santissima pur essendo al centro non è il centro della salvezza, ma è colei che, prima di tutto, con la sua vita e con il suo esempio ce ne indica la strada: «Ad Jesum per Mariam». A Gesù per mezzo di Maria.

A Fatima la Madonna ci ricorda che solo nel Signore Gesù è possibile la salvezza, solo nell’accoglienza del suo Vangelo sta la sua piena realizzazione dell’uomo e non solo nel futuro, ma anche nella possibilità di creare già fin da oggi un mondo, una società più giusti e più umani. Ella dirà che solo tornando al suo Figlio, gli uomini potranno scongiurare i castighi di Dio, stanco di una umanità ribelle e infedele.

Occorre, per il popolo cristiano, conoscere sempre più e sempre meglio Maria SS.ma, da un canto nelle prerogative di cui Dio l’ha colmata, dall’altro però nell’interezza e nell’integrità della sua umanità, con la quale ha cooperato alla salvezza dell’uomo; una della stirpe di Davide, una di noi, non irraggiungibile, non divinizzata, ma possibile da imitare nelle sue virtù, donna che ha dovuto anch’ella compiere il “pellegrinaggio della fede”.
Sia allora l’anniversario delle apparizioni di Fatima, occasione per rinverdire la nostra fede per mezzo di Maria, ascoltando i suoi inviti, lasciandoci condurre per mano al suo Figlio, unico Salvatore dell’uomo, imitandone le virtù, perché il nostro amore a lei non sia solo sentimentalismo o devozionismo, ma serio e deciso impegno di vita vissuta secondo lo Spirito nella fedeltà a Dio e all’uomo nell’impegno di costruire cieli nuovi e terra nuova, secondo il progetto del Signore Gesù.

Mons. Elio Ciccioni
Vicario generale
Diocesi di San Marino-Montefeltro