Giubileo della Misericordia: le Opere di Misericordia: Insegnare agli ignoranti

 

 Giubileo della Misericordia: le Opere di Misericordia

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Seconda Opera di Misericordia spirituale: Insegnare agli ignoranti

Chi sono gli ignoranti? La risposta è importante, perché nella lingua corrente la parola “Ignorante” ha assunto un significato negativo, dispregiativo, dal quale dobbiamo liberarci in fretta. Ignorante è “Colui che ignora”, e va sempre qualificato con l’oggetto dell’ignoranza (ignorare qualcosa). Quindi, l’ignoranza non è l’analfabetismo, anche se la situazione mondiale è grave perché 771 milioni è il numero di analfabeti nel mondo, di cui due terzi sono donne e 137 milioni di giovani e bambini non sanno scrivere né leggere. L’ignorante è la persona che non conosce, in particolare in materia di fede. Benedetto XVI, parlando ai Vescovi francesi il 30 novembre 2012, osservò che uno dei “più gravi problemi della nostra epoca è l’ignoranza religiosa nella quale vivono molte persone, compresi i fedeli cattolici”. Insegnare è un’opera di misericordia perché la sapienza avvicina a Dio, quando è presente in un cuore umile. “Tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo m’insegni la sapienza” (Sal.50,8). “Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la sapienza e l’istruzione” (Prov.1,7). “Fondamento della sapienza è il timore di Dio, la scienza del Santo è intelligenza” (Prov.9,10). Nell’episodio del battesimo di un eunuco etiope da parte di Filippo (Att.8,30-31), l’etiope stava leggendo un passo del profeta Isaia, e alla domanda di Filippo “Capisci quello che stai leggendo?” risponde “E come potrei capire, se nessuno mi istruisce?”. Troviamo qui l’indicazione che in tutto il percorso di approfondimento della fede è necessario un insegnamento, una trasmissione in cui il più esperto guida ed istruisce il meno esperto. Secondo Sant’Agostino, nella esposizione sul salmo 118 discorso 17, le tre cose più importanti da insegnare sono la carità, la disciplina e la scienza – intesa come conoscenza. Il verbo insegnare è presente 35 volte in tutta la Bibbia. Gesù stesso insegnava ogni giorno (Mc.14,49). Insegnare è un dovere per i genitori: “ai vostri figli insegnate l’obbligo di fare la giustizia e l’elemosina, di ricordarsi di Dio, di benedire il suo nome sempre, nella verità e con tutte le forze” (Tobia 14,8). La Chiesa è fondata sull’insegnamento degli Apostoli. L’evangelizzazione e la catechesi trovano qui la loro necessità e importanza. Ciò nonostante dobbiamo ricordare che la conoscenza vera non è solo un insieme di informazioni accumulate una sull’altra, ma dalla capacità di passare da un sapere le cose ad un vivere in modo diverso, ad un guardare il mondo e le persone con altri occhi, a partire da quel sapere. Dunque un sapere che dia alla vita un sapore differente. Ecco perché ciascuno di noi sarà sempre un po’ ignorante: proprio perché le cose che impariamo, sappiamo, studiamo, immagazziniamo, non diventano subito e automaticamente sapienza di vita, se non solo attraverso l’aiuto di qualcuno che ci insegni. “Insegnare agli ignoranti” allora non deve essere un atto di superbia, come se uno sa tutto e l’altro deve solo imparare, ma un gesto di carità umile e sincera per crescere nella conoscenza, nella disciplina e nella carità.

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