Giubileo della Misericordia: Visitare i carcerati

 

 Giubileo della Misericordia: le Opere di Misericordia

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Sesta opera di misericordia corporale: Visitare i carcerati
"Ero carcerato e siete venuti a visitarmi" (Mt 25,36). Le parole di Gesù presentano il carcerato come persona bisognosa di cura e di relazione. Il carcerato è un uomo che soffre, perché privato della libertà, perché si sente causa di altre sofferenze, perché si sente emarginato e condannato ancora prima della sentenza definitiva, perché porta lo stigma di una colpa, di un delitto commesso. Da qui nasce una grande difficoltà per poter entrare in relazione con chi è in carcere. Di fatto, quest'opera di misericordia è una delle più difficili da praticare, giacché il carcere non è un ambiente aperto e accessibile a chiunque. Le leggi e i regolamenti consentono visite esclusivamente a persone autorizzate e a volontari preparati. Si può comunque cercare di inserirsi in associazioni che visitano il carcere e ottengono i permessi necessari. Chi visita un carcerato, si trova spesso davanti a una persona in grave crisi “spirituale”, dove spirituale si riferisce al senso dell'esistenza. Il dialogo sarà dunque un cammino comune verso un senso possibile, ma occorre aiutarli a guardare al passato senza restare ostaggio della colpa commessa o preda del rimorso. Si tratta di assumere il presente così com'è, con le sue costrizioni e limitazioni. È importante volgersi al futuro confrontandosi realisticamente con l'attesa del giudizio, la durata della pena, il momento spesso critico dell'uscita di prigione. Forse l'aiuto maggiore può essere offerto al termine della pena. Tutti ormai ammettono che il carcere non redime nessuno, anzi diventa moltiplicatore di delinquenza. Perciò chi commette un reato deve certamente pagare, ma se dimostra volontà vera di riabilitarsi deve essere aiutato a farlo. Si tratta di un aiuto fatto di vicinanza, di sostegno nel reinserimento lavorativo, nel recupero di relazioni più o meno compromesse. Più grave, in alcuni casi, è la situazione della famiglia. Il coniuge deve portare il peso della solitudine e dell'umiliazione e spesso deve affrontare seri problemi finanziari. I bambini, vittime innocenti, talvolta leggono sul volto del coetaneo lo scherno e il disprezzo; rischiano di veder segnata la loro fanciullezza e adolescenza da un marchio: sono i figli del carcerato. La pietà cristiana può fare molto: educare la Comunità ad evitare assurde condanne e a porsi, invece, in atteggiamento di accoglienza e di solidarietà. Si può essere vicino ai carcerati anche attraverso delle lettere come hanno fatto i nostri ragazzi e molto spesso una parola buona conforta e dona serenità.