Giubileo della Misericordia: Assistere gli infermi

 

 Giubileo della Misericordia: le Opere di Misericordia

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Quinta opera corporale: Assistere gli infermi
«La malattia e la sofferenza sono sempre state tra i problemi più gravi che mettono alla prova la vita umana. Nella malattia l'uomo fa l'esperienza della propria impotenza, dei propri limiti e della propria finitezza. Ogni malattia può farci intravvedere la morte. La compassione di Cristo verso i malati e le sue numerose guarigioni di infermi di ogni genere (Cf Mt 4,24) sono un chiaro segno del fatto che “Dio ha visitato il suo popolo” (Lc 7,16) e che il Regno di Dio è vicino. Gesù non ha soltanto il potere di guarire, ma anche di perdonare i peccati: (Cf Mc 2,5-12) è venuto a guarire l'uomo tutto intero, anima e corpo; è il medico di cui i malati hanno bisogno (Cf Mc 2,17). La sua compassione verso tutti coloro che soffrono si spinge così lontano che egli si identifica con loro: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36). Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito» (Catechismo Chiesa Cattolica 1500 e 1503). Gli ospedali nascono nella Chiesa per opera di cristiani laici e religiosi che, seguendo gli insegnamenti di Gesù si dedicano al prossimo malato e povero, vedendo nella sua sofferenza la Sofferenza di Cristo. All’inizio furono due facoltose donne romane, Fabiola e Marcella ad istituire, nel quarto secolo, i primi ospedali. Per il cristiano l’impegno di assistere il malato nasce dall’identificazione del malato con il Cristo sofferente. “In ogni ammalato - diceva padre Pio - vi è Gesù che soffre. In ogni povero vi è Gesù che langue. In ogni ammalato povero vi è due volte Gesù che soffre e che langue”. Il "buon samaritano" del Vangelo offre al cristiano una traccia di comportamento caritativo esemplare. Appresta all'infortunato le cure immediate, lo trasporta al pronto soccorso, paga di proprio per le cure più appropriate, si impegna a ritornare per vedere il malato. In sintesi dà allo sconosciuto sostegno sanitario e calore umano.Il primo atto di misericordia verso il malato è di impegnarci perché abbia una curaefficace, nell'ambito di una reale protezione sanitaria, accessibile a tutti, eventualmente integrando finanziariamente medicine e cure non previste. Il malatoperò, oltre alle medicine e al ricovero in ospedale, ha bisogno di umanità.La sua condizione lo rende particolarmente sensibile all'affetto, al colloquio, al rapporto personale. Perciò è importante la visita al malato ma nel fare il bene occorre discrezione: soprattutto visite brevi. Quando un malato è grave o soffre molto, è meglio che gli stia attorno soltanto chi lo può assistere: non sarebbe un'opera di misericordia caricare sul malato anche la fatica di ricevere gente, di dover sentire i loro discorsi, di dover parlare. Assistere i malati e diverso dal visitare i malati ed è molto più impegnativo. C'è qui un grande spazio per l’esercizio della misericordia, soprattutto per i malati che non hanno nessuno e che, per la lontananza dalla propria residenza, più difficilmente vedono parenti e amici. Dovunque ci sono malati, lì il Signore dà appuntamento ai cristiani.