Giubileo della Misericordia: Alloggiare i pellegrini

 

 Giubileo della Misericordia: le Opere di Misericordia

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Quarta opera di misericordia corporale: Alloggiare i pellegrini
Dalla storia sappiamo che ospitare i pellegrini era una questione di vita o di morte, soprattutto per le difficoltà e i rischi dei viaggi; così dall’impegno di alloggiare i pellegrini o chi è in viaggio sono nati gli ospizi, gli ostelli, ecc. Il pellegrino era uno che, pentito, espiava le proprie colpe in un cammino spirituale e faticoso verso iluoghi santi. Oggi, chi è il pellegrino da accogliere? È una persona di passaggio, lo straniero, sfollato, sfrattato, profugo, migrante, rifugiato, nomade, studente, turista, “Pellegrino”, tutti quelli che sono catalogati da noi come poveri senza fissa dimora o come gente di passaggio. Il fenomeno migratorio del nostro tempo rivela una situazione di povertà e miseria in tante nazioni che vivono conflitti armati o che sono governati da sistemi dittatoriali. Tali situazioni costringono migliaia di persone a fuggire della propria terra abbandonando la propria casa in cerca di una vita più dignitosa. “Chi di noi non lo farebbe?” ci domanda Papa Francesco nel suo messaggio per la giornata dei migranti. Lo straniero, il forestiero non è sinonimo di nemico! Il turista non è solo da sfruttare! Oggi l’ospitalità è in certi casi “drammatica” e chiede anche ai cristiani un serio impegno sociale e politico. I semplici “respingimenti” non sono da cristiani! Il nostro è un servizio da rendere come singoli, famiglie e comunità in un’accoglienza da dare con calore umano e solidarietà perché nessuno si senta solo. Abbiamo mai fatto l’esperienza del trovarci soli, disorientati, senza soldi, affamati, senza un luogo di riparo, senza una mano e un cuore amico? Non possiamo dimenticare che tutti noi siamo ospiti su questa terra: “Noi siamo forestieri davanti a te – Signore, Dio d’Israele, nostro Padre – e ospiti come tutti i nostri padri” (1Cro 29, 15), “Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura” (Eb 13,14). La Bibbia ricorda al popolo di Dio il dovere dell’ospitalità: “Tu amerai il forestiero come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Lv 19,34) e invita ad accoglierli con amore perché “Dio ama il forestiero” (Dt 10,18). Gesù ci insegna che non dovremmo esitare a scomodare amici se non abbiamo i mezzi per aiutare un ospite inaspettato (Cfr. Lc 11,5) e ricorda che Lui stesso è presente nel forestiero: “Ero straniero e mi avete ospitato” (Mt 25,35). L’apostolo Paolo raccomanda ai fedeli: “Siate solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità” (Rm 12,13).  Dobbiamo ricordare che tutti siamo pellegrini verso la “patria”, verso la Gerusalemme del Cielo, che è la nostra “ultima” dimora, dove saremo accolti, ospitati per l’eternità. Accoglienza, ascolto, dialogo: sono gli ingredienti per esercitare quest’opera. Preghiamo con la Chiesa: “O Dio, Padre di tutti gli uomini, per te nessuno è straniero, nessuno è escluso dalla tua paternità; guarda con amore i migranti, i profughi, gli esuli, le vittime della segregazione e i bambini abbandonati e indifesi, perché sia dato a tutti il calore di una casa e di una patria, e a noi un cuore sensibile e generoso verso i poveri e gli oppressi”.