Giubileo della Misericordia: Dar da Bere agli assettati

 

 Giubileo della Misericordia: le Opere di Misericordia

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Seconda opera di misericordia corporale: Dar da Bere agli assettati
Quest’opera di misericordia ci fa pensare al profondo legame tra l’acqua e la vita e ci richiama immediatamente al problema della mancanza di acqua nel mondo. Avere sete è una esperienza che appartiene con particolare forza alle zone desertiche e steppose del mondo. Purtroppo sono proprio quelle zone dove abitano popoli affamati che vivono una situazione veramente tragica. Sappiamo bene che l’acqua è il grande dono di Dio per tutti, dono abbondante e gratuito della Sua bontà. Ma sappiamo pure molto bene che non viene sempre distribuita a tutti e che l’ambizione dell’essere umano non esclude la mercificazione di questo bene essenziale alla nostra vita. Si costata che nel nostro tempo un miliardo e 250 milioni di persone nel mondo non dispone di acqua potabile e che a migliaia muoiono ancora di sete. Ciò costituisce una delle più gravi ingiustizie del nostro mondo e del nostro stile di vita, come ben affermava il Cardinale Crescenzio Sepe: “La corsa ad accaparrarsi le fonti idriche potabili caratterizzerà probabilmente gli scenari delle battaglie del domani. Già oggi molti vorrebbero privatizzarla, scorgendovi un potente fattore di speculazione economica. In questo senso, la trasformazione dell’acqua – da dono per tutti a merce – è uno dei principali motivi di ingiustizia, perseguito da quanti pensano di vendere quella “sorella acqua”, che Francesco definiva utile et humile et pretiosa et casta, riassumendo in soli quattro aggettivi tutte le sue qualità”.   Non possiamo dimenticare che dar da bere a chi ha sete è un dovere assoluto insito nella legge dell’ospitalità e rifiutarsi a ciò significherebbe condannare a morte l’assetato. Nella Sacra Scrittura sono costanti le esortazioni a dar da bere a chiunque abbia sete e le testimonianze di questa pratica. “Andate incontro agli assetati, portate acqua” (Is 21,14); “Se il tuo nemico ha sete, dagli acqua da bere” (Pr 25,21). Gesù stesso, stanco e assetato, siede presso un pozzo e chiede da bere a una donna che viene ad attingere l’acqua (Gv 4,1-42). Il Signore ci ricorda che “chi avrà dato anche un solo bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42). Infatti, quest’opera è presente nell’elenco delle domande del nostro personale giudizio finale (Mt 25,35). Da noi ormai non c’è più nessuno che patisce la sete di acqua, ma sono molti quelli che patiscono la sete di affetto: vecchi soli e abbandonati, bambini senza famiglia, adolescenti e giovani che non hanno un punto di riferimento, persone sole, fallite nella vita familiare e sociale, emarginate, che non hanno nessuno che abbia voglia e tempo di comunicare con loro. Dedicare un po’ di tempo e di affetto a queste persone, con discrezione, con rispetto è un modo di esercitare oggi quest’opera di misericordia corporale, oltre a cambiare il nostro stile di vita evitando lo spreco e l’inquinamento dell’acqua cosi come l’astenersi dalle bevande costose