Attività: Campo Scuola Carpegna

 

CAMPO SCUOLA CARPEGNA 2014: QUÌ ABBIAMO FATTO CHIESA

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di Don Gian Luca Rosati & Alessio Rubicini

 

 

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Sono già passate alcune settimane ma il ricordo dei giorni vissuti al Campo Scuola Giovanissimi di Carpegna (PU) dal 3 al 10 Agosto scorsi è sempre ben presente nei nostri cuori.

È stato, anzitutto, un Campo Scuola Interparrocchiale organizzato da Sacerdoti (Don Gian Luca Rosati, Don Gianni Capriotti e Don Giuseppe Giudici) ed Educatori di ben 6 Parrocchie della nostra Diocesi (San Pio V di Grottammare, San Benedetto Martire di San Benedetto del Tronto, Madonna di Fatima di Valtesino, SS. Gregorio Magno e Niccolò e SS. Benigno e Michele Arcangelo di Ripatransone e San Gabriele dell’Addolorata di Villa Rosa). Non sono, poi, mancati tutti i nostri Parroci che, nonostante siano dovuti rimanere a casa, ci hanno accompagnato con i loro consigli e la loro preghiera.

Durante il Campo Scuola abbiamo seguito le orme… ops… la scia di bava della lumaca Ribelle alla scoperta, come nella storia di Luis Sepulveda, dell’importanza della nostra lentezza cioè dell’importanza di noi stessi, della nostra unicità, mettendoci a confronto gli uni con gli altri per scoprire e capire i nostri difetti e le nostre paure sia per migliorarci ma anche per poterli, eventualmente, utilizzare per migliorare noi stessi e gli altri.

A guidarci in questo cammino, oltre a Ribelle ed agli altri personaggi della storia di Sepulveda, sono stati anche i protagonisti del film “Il Sole dentro” che racconta di due viaggi che si incrociano. Il primo è quello (reale) di due adolescenti guineiani, Yaguine e Fodé, che nel 1999 riescono a nascondersi nel vano carrello di un Airbus 300, dove troveranno la morte, diretto a Bruxelles per consegnare alle “Loro Eccellenze” dell’Unione Europea una lettera in cui chiedono istruzione, cibo e cure (i più elementari diritti umani, insomma) per l’Africa ed i suoi abitanti. Il secondo viaggio (di fantasia) si svolge dieci anni dopo e racconta di Rocco, italiano, e Thabo, africano, che per sfuggire alla cosiddetta “tratta dei baby calciatori” intraprendono un avventuroso viaggio attraverso il deserto africano per tornare a N’Dula, villaggio di origine di Thabo. Vi arriveranno proprio nei giorni in cui si inaugurerà un campo di calcio in memoria di Yaguine e Fodè e loro saranno i protagonisti della partita inaugurale.

Ma al di là di tutte le storie che hanno fatto da filo conduttore a tutte le attività, di catechesi e di gioco, del Campo Scuola, la sintesi di ciò che abbiamo vissuto in questa settimana l’ha fatta Don Gian Luca Rosati, Vice Parroco di Ripatransone, nella sua omelia durante la Messa conclusiva del Campo ispirata al Vangelo del giorno di Gesù che cammina sulle acque mentre i suoi discepoli, sulla barca, si trovano ad affrontare il mare in tempesta.

“Cosa siamo stati a fare qui in questa settimana? Abbiamo camminato, giocato, dormito, scherzato, mangiato, pregato, celebrato messe, abbiamo litigato… Tutte queste cose si riassumono in una cosa sola ma, se ve lo dico, voi forse non mi credereste. L’unica cosa che abbiamo fatto qui è stata fare Chiesa. Abbiamo fatto Chiesa per una settimana e lo abbiamo fatto in modo serio e radicale nel senso che ci siamo stati dentro anche se a volte è stato pesante e difficile, a volte volevamo abbandonare tutto, a volte ce ne volevamo andare e a volte non ci andava di stare insieme agli altri. E lo abbiamo fatto a tempo pieno.

Qui abbiamo fatto Chiesa. E perché siamo stati insieme, abbiamo fatto Chiesa perché Cristo stava con noi. E questa non è stata una settimana di un gruppo di vacanza o di un gruppo di persone che si ritrovano insieme, così, per caso. Siamo stati insieme per stare con Gesù e tra noi.

Ed è quello che fanno i discepoli. Pensate un po’ a stare su una barca, in mezzo ad un lago, con il lago in tempesta, a stare lì dentro senza Gesù che sta a pregare su un monte. Voi potevate andare a casa da qui? No. Siamo a due ore e mezza da casa, tre ore. Non si può partire a piedi per tornare a casa, quando le cose non vanno come dico io. Ci devo stare. E i discepoli sulla barca restano anche se c’è la tempesta, anche se forse su quella barca ognuno si è messo a discutere delle sue cose.

E lì, magari, si sono messi a fare questioni. Perché erano tutti quanti di parti diverse, come noi qui. Veniamo da tanti posti. Noi veniamo da mille posti diversi, da mille esperienze diverse, da mille case diverse, da mille identità, situazioni, storie diverse.

Cosa ci ha tenuto uniti? Cristo! Guardate che non è un caso che la pace, quella di ieri sera dopo un momento di tensione tra noi, è avvenuta durante un momento di preghiera. Quella era preghiera! Non solo le lodi ed i Vespri sono la preghiera. È preghiera anche quando parliamo di ciò che viviamo. Ecco, allora, questo campo portiamocelo a casa così: è stata un’esperienza di Chiesa!

Sarebbe bello se queste esperienze di Chiesa si moltiplicassero anche nelle nostre Parrocchie, che non fosse soltanto un’esperienza estiva ma fosse lo “stare insieme” per tutto l’anno, prendersi cura gli uni degli altri, non soltanto delle cose belle ma anche dei difetti, delle sofferenze, delle difficoltà degli altri. Qui ci siamo presi cura gli uni degli altri. Abbiamo scoperto che se stiamo insieme facciamo tanta fatica però ci divertiamo, siamo contenti, il cuore è allegro e in festa.

Ringraziamo il Signore, in questa Eucarestia, per i tanti doni che ci ha fatto in questa settimana. Anche la tempesta diventa un momento in cui i discepoli sperimentano la potenza di Dio, anche le tempeste della vita diventano momenti in cui, se ci fidiamo di Dio, camminiamo sulle acque.
 
Però ieri sera, verso le sette e un quarto, noi abbiamo camminato sulle acque. Mai ci sarebbe venuto in mente di abbracciare tutti quelli del campo. Eppure li abbiamo abbracciati, nel nome di Gesù. Abbiamo camminato sulle acque, se l’abbiamo fatto sinceramente… Se diamo ascolto, se ci fidiamo di Gesù anche noi, come Pietro, camminiamo sulle acque senza avere più paura anche di tendere la mano, anche di dare il perdono, anche di fidarci di chi ha mal ripagato la nostra fiducia”.

Ripensando, quindi, a questo Campo, orami a qualche giorno dalla sua conclusione, non possiamo che riflettere sulla grazia che abbiamo avuto di vivere una forte esperienza di Comunità e di scoprire che essa non è il luogo dei prescelti perfetti e senza difetti, ma il luogo in cui si cresce insieme anche a partire dalle nostre debolezze e fragilità. Crescere, maturare, comporta una fatica, una scelta, un sacrificio, la rinuncia a qualcosa. In questa settimana ci siamo conosciuti meglio e la vita comune ha fatto emergere anche i nostri difetti e le difficoltà dello stare insieme. Di fronte a queste difficoltà possiamo scegliere se scappare impauriti o affrontarle con coraggio. Abbiamo trascorso questo tempo cercando una maggiore intimità con Gesù e abbiamo intuito che ci è necessario imparare ad amare come Lui ci ama. La prossima volta che ci capiterà di scambiarci la pace, potremo allora vivere questo gesto con il cuore riconciliandoci coi fratelli e impegnandoci a custodire pensieri e sentimenti di pace!