Riflessione: La Fede si manifesta nella carità

 

 La Fede si manifesta nella carità

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Abbiamo affermato in precedenza che vivere e operare il bene è Credere e che le opere della carità, della verità, della giustizia manifestano la Fede vera. Di fatto, l’apostolo Giacomo afferma “la fede, se non ha le opere, è morta in se stessa” (2,17.26) e il catechismo della Chiesa ci insegna ancora che “il discepolo di Cristo non deve soltanto custodire la fede e vivere di essa, ma anche professarla, darne testimonianza con franchezza e diffonderla” (n°1816). Dare testimonianza della fede è mettere in pratica tutte le opere della carità e allora conviene chiarire ciò che è per noi la carità. Essa, insegna il catechismo “è la virtù teologale per la quale amiamo Dio al di sopra di tutto e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio. Gesù fa di essa il comandamento nuovo, la pienezza della Legge. Essa è «il vincolo della perfezione» (Col 3,14) e il fondamento dalle altre virtù, che anima, ispira e ordina: senza di essa «io non sono nulla» e «niente mi giova» (1 Cor 13,1-3)” (n° 1822-1828). Si deduce, dunque, che la carità manifesta l’amore a Dio e la fede in Lui ma allo stesso tempo determina il nostro comportamento morale come esercizio della vita santa alla quale siamo chiamati: senza la carità nulla siamo. Operare il bene e mettere in pratica le opere della misericordia è rendere visibile la nostra fede. Infatti, l’esercizio della Carità garantisce una fede autentica e d’altronde è proprio ciò che ci chiedono tutti, vivere ciò che crediamo. La carità è il cuore della vita cristiana, afferma Papa Benedetto XVI nel suo messaggio per questa quaresima e ci invita a riflettere su di essa commentando un breve testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10,24). Ci stimola a vivere la carità per renderci conto che “ il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell’amore di Dio”. Cogliamo, quindi, il tempo di quaresima per manifestare la nostra fede nelle opere di bene, per condividere con chi non né ha e per aprirci all’altro.

Di certo aprirsi agli altri significa accettare l’altro così come egli è. Tale è la virtù dell’accoglienza cristiana, sentire che l’altro mi appartiene e che sono responsabile della sua vita, del suo essere. Perciò il pregare per gli altri è opera di bene così come il sopportare i suoi difetti o perdonare i suoi errori. Tale è la carità che svela la fede; la carità nella quale possiamo incontrare lo stesso Signore che continua a ripeterci “ero affamato e mi avete dato da mangiare, nudo e mi avete vestito, ammalato e mi avete visitato…. Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 36-40). L’esercizio di questa carità ci viene chiesto nel tempo di quaresima. Ci fa bene, quindi, ricordare alcune sentenze ormai conosciute: “Se condividi il tuo pane proverai vera gioia”, “Se apri la tua mano al povero, avrai pienezza di vita”, oppure ricordare ciò che si scriveva già nel II secolo: “Se grazie al lavoro delle tue mani possiedi qualche cosa, donerai in espiazione dei tuoi peccati. Darai senza incertezza, e nel dare non ti lagnerai. Non respingerai il bisognoso, ma farai parte di ogni cosa al tuo fratello”. (Didache)