Lettera alle famiglie N 145

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Carissimi, alla conclusione di quest’anno siamo grati al Signore per quanto ci ha permesso di vivere come Comunità Cristiana: tante illusioni, progetti, celebrazioni, feste, momenti di Comunione, di condivisione e di crescita nella Fede. Ora con l’inizio di un nuovo Anno Liturgico e nell’attesa del Nuovo Anno 2019, ci disponiamo ad accogliere il Signore che nasce per noi! Il mistero del Natale costituì, sin dall’inizio dell’Era Cristiana, la prima e fondamentale occasione per far riflettere cristiani e non cristiani sulla sublime “follia” di Dio. Di fatto, nemmeno per i primi cristiani è stato facile spiegare agli altri come mai Dio, infinito ed eterno, abbia voluto adattarsi a rendersi presente in una piccolissima parte dell'universo, da lui stesso creato, diventando una creatura come tutte le altre e assumendo su di sé la natura umana.

Nonostante ciò, da sempre i cristiani hanno chiesto di ben prepararsi a celebrare tale Mistero, come diceva San Leone Magno (sec. IV) “È nostro dovere di celebrare la Natività del Signore non con svogliatezza o in allegria mondana, ma con professione di pietà, perché abbondanti ricchezze della divina benignità sono state profuse in noi… La celebrazione della festa sarà fatta con diligenza e come si conviene…” (III discorso sul Natale, 5) Oppure come recita l’inno sulla Natività (1,88–95) di S. Efrem il Siro (ca. 306–373) “Questa è notte di riconciliazione, non vi sia chi è adirato o rabbuiato. In questa notte, che tutto acquieta, non vi sia chi minaccia o strepita. Questa è la notte del Mite, nessuno sia amaro o duro. In questa notte dell'Umile non vi sia altezzoso o borioso. In questo giorno di perdono non vendichiamo le offese. In questo giorno di gioie non distribuiamo dolori. In questo giorno mite non siamo violenti”. Tali esortazioni, dei primi Padri della Chiesa, sono tutt’oggi validissime e opportune soprattutto in questo tempo di Avvento. Ancor più urgente è prepararsi a Celebrare il Mistero del Natale in un tempo e in una società, come la nostra, che sembra voler mettere in disparte i riti e le tradizioni della nostra Fede. Pur restando vero che non è l’attaccarsi alle tradizioni, che non riescono più a parlare ai cuori di oggi, ciò che farà di noi un porto sicuro ma l’adesione a Colui che viene celebrato, resta vera, tuttavia, la necessità di una preparazione più profonda e autentica affinché la celebrazione sia più consapevole e piena. Si impone, dunque, che la Fede produca frutti, che si traduca nella nostra quotidiana esistenza come impegno più determinato e costruttivo per la Pace, per la custodia del Creato, nella stabilità famigliare, nella condivisione fraterna e nell’autentico impegno sociale. Il Signore conceda a ciascuno di voi poter vivere il Suo Natale con rinnovati sentimenti cristiani. Pace a voi,  D, Luis